RACCONTO AL ЯOVESCIO

Racconto al Яovescio di Vinicio Capossela

Primo giorno

Come al termine della Creazione il Dio riposò, così anche noi, nel nostro tempo al rovescio, concludiamo la settimana iniziandola col riposo. E ciò vedemmo che era buono.

Primo giorno, ricreazione del mondo.

Un nuovo mondo va formato, un mondo rivoluzionato, il settimo giorno viene subito ed è quello destinato al riposo. L’ordine generante il caos e l’entropia. La rivoluzione astronomica che la terra compie ogni giorno girando su se stessa. Giro di ballo. Si comincia… Contrè…

Secondo giorno

Ci si va preparando, si vanno ponendo indicazioni stradali, camminate, escursioni, annusamenti del territorio… Dirigiamo verso un luogo campestre, percorso da boschi di querce. Lussureggiante, per la sua ombrosità. Dalla strada principale a bassissimo traffico occorre deviare, prendere l’indicazione, vagamente anni 70, Lago delle canne. Centro ambientale. Il centro giace invaso dalle vacche, ma resta erto nel suo tentativo di trarre insegnamento dalla natura. Da lì cominciamo la nostra accademia, la rinominata “Libera università per ripetenti’’. Nel ripetere è la testardaggine, la cocciutaggine, l’insistenza. Noi ripetiamo perché abbiamo cari i nostri errori, e ci teniamo a ripeterli, a voce alta, in compagnia.

Andiamo dunque portando fascine, montando le tende. Il paese si trasferisce in un grande picnic. Una specie di bivacco, una notte da dividere insieme aspettando l’alba.

Vengono festeggiati i volontari giunti da ogni parte d’Italia. Si parte dal rovescio della costina. Il grande artista della cucina politeista, Carmelo Chiaramonte e i suoi pards, preparano vivande sulle reti di letti dismessi. Ci si accomoda per la notte. Tra il bosco, il cielo e il vulcano spento del Vulture, che è proprio di fronte. Si declamano versi di Majakovskij

Uno studioso di astronomia, dell’osservatorio di Castelgrande, con cannocchiali e raggi al laser, ci spiega il cielo come una lavagna di scuola, ci illustra le rivoluzioni in corso nel corrente 17 del 22esimo secolo.

Dal cielo sopra la testa, al cielo sotto Berlino. Massimo Zamboni, co-fondatore dei CCCP, musicista e scrittore, ci legge dal suo ultimo “Nessuna voce dentro”, un viaggio nella Berlino dell’81. Tra la rivoluzione del ’77 e quella dell’89, la sua penna lucidissima ci porta in giro per la Storia, in una città nel momento della sua stagione utopica. Tra le parole e la musica. I vinili che ne segnano la vicenda.

Si fabbricano a mano mongolfiere di carta aspettando l’alba. E poi, ecco, si accendono…

Alla prima luce del nuovo giorno, il concerto all’alba che da 4 anni apre lo Sponz Fest, questa volta lo chiude. Un duo magnifico e potente: il figlio del Dio di Creta,Georgos Xilouris, il suo lauto con corde di metallo che farebbe la felicità di Ry Cooder, primitivo e potente, ancestrale e dal suono dei grandi spazi, e i tamburi di Jim White, batterista dei Bad Seeds e di altri giganti del rock inquieto, a suggellare la venerazione che Nick Cave professa per lo Zeus con la lira, l’immenso Psarantonis.

Il duo che unisce Rock a mistica ancestrale fa sollevare il primo giorno. In loro è il sound of Goats…. Il suono del dio capro. Il Dioniso che solleva le danze. Il Dio che smembra e riunisce.

Si leva il giorno sull’accampamento. Si prepara l’acqua sala, la colazione contadina che rinforza anima e corpo.

Con i gagliardetti sul palco delle autorità si inizia dalla fine, dai ringraziamenti a festival avvenuto.

Irrompono nella campagna i suoni della fanfara. Dopo i rumeni, gli albanesi, i serbi, quest’anno, nell’anniversario della rivoluzione del 1917, la Fanfara viene da San Pietroburgo, antica capitale russa e primo focolare della rivoluzione. Si chiamano Dobranotch… La loro musica va da Odessa al Circolo Polare Artico, è dinamite. E giustamente il loro nome significa Buonanotte. Il perfetto modo di iniziare dal mattino.

Seguono le cerimonie, l’inaugurazione e il cominciamento delle lezioni, dei seminari, degli scambi. Nel luogo arcadico, all’ombra delle querce, si può apprendere di teatro di ombre, di intelligenza vegetale, di Fisica scienza rivoluzionaria, di dialettica e di lezione di dialetto locale.

Accampati come in una Woodstock agreste il pomeriggio passa tra lezioni, giochi e concerti dei gruppi di giovane linfa territoriale. Fino all’imbrunire. Allora ci si dirige al paese. Calitri, il paese dell’Eco. Il paese del Vino. Come una processione ne passiamo il corso e saliamo al borgo castello. Lì è il concerto di corte.

Un vero artista rinascimentale. Compositore, direttore, pittore, specialista sommo del Vivaldi, il Federico Maria Sardelli, agitando pomposamente il bastone alla maniera di Jean-Baptiste Lully, conduce il suo ensemble Modo Antiquo sui sentieri della musica di Carlo Gesualdo e suoi contemporanei, proprio su quelle rovine che della famiglia Gesualdo furono possedimento e albergo.

Poi, ammaliati dalla grazia ci si rifresca alla vineria La Frasca, sotto al pergolato, dove il mastro Diego Sorba e il gigante di bontà Marco Cervetti ristorano e ricreano i madidi corpi provati dalle danze antiche.

Infine ci si dirige al paese vecchio, traforato di grotte. In molte di queste è uno spettacolo, un orcio di vino, un’attrazione. Si entra solo a piedi tra il dedalo dei vicoli e si va a vivere e scoprire questa specie di miracolo architettonico in cui si può ben dire che ogni mostro può trovare agio nel suo labirinto.

Inizia la scoperta del vero protagonista del Fest: il paese. Se ora è svuotato in questi giorni di mondo al rovescio sarà affollatissimo. Se è silente ora sarà echeggiante di suoni. Se è roso da chiacchiere e invidie, ora sarà ronzante d’amore e d’incontro. Una nuova linfa gli riscalderà le vene di porte, gradini e vicoli. Il mondo al rovescio sul quale è costruito: la grotta tufacea sarà la sede viva di ogni attività. Alle grotte! Al mondo sotterraneo! All’incontrè, dunque! A caposotta!

E che venga anche questo nuovo mattino.

Terzo giorno

Ci si risveglia in paese. Le lezioni e le attività sono libere. Ognuno avrà trovato il modo di perseguire un interesse. È la libera università della vita. C’è chi insegna a creare con la cartapesta e produce orecchie di asino come segno distintivo degli sponzanti: è un angelo che si chiama Margherita Pillot, artista della grande scuola di maschere di Venezia. C’è chi parla di meteorologia, dei rovesci del tempo. C’è chi fa indossare una maschera tecnologica che consente il viaggio nel rovescio della realtà: la realtà virtuale. Chi insegna ai bambini ad avere confidenza con le ombre.

E poi c’è la ricreazione: davanti alla bottega del barbiere Giovanni Sicuranza, c’è la barberia musicale. Un poco prima di pranzo. La tradizione della musica nelle botteghe di barberia si rinnova e perpetua.

Ognuno cercherà il cibo che vuole.

Dentro a quello che era un tempo il cinema Rossini si svolgono altri incontri e nuove proiezioni. Nel pomeriggio un incontro pubblico con a tema una grande rivoluzione di cui ricorre il 500esimo anniversario. L’affissione delle tesi di Lutero. E poi per parlare del contrario di Uno, del contrario del Dio Uno e monoteista tirato per il mitragliatore da ogni lembo di fanatismo, l’incontro con un grande pensatore che proprio sulle barricate del ’77 si è formato: Erri De Luca.

Arriva la notte e arriva la musica e il vino e il cibo: tutto il centro storico è imbandito, come uno sposalizio a cielo aperto. Ed è invaso dalla musica del canto a tamburo.

Un canto che si solleva da diverse latitudini: le tammoriate dei vesuviani e dell’area partenopea, il ballo sonante di nacchere, la tellurica tarantella di Montemarano e poi Tricarico (Matera) e ancora la tarantatrance di Antonio Infantino. Musicista unico, grande pensatore, esponente di quella esperienza che porta fino al più rivoluzionario di tutti, al quale, con Capossela, rende tributo: Enzo del Re, vero martire e santo laico della rivoluzione.

Il canto a tamburo si diffonde in ogni angolo, lo solleva e lo scuote. E così fu sera e poi fu mattina.

Quarto giorno

Ancora le attività ludiche e istruttive, con il capo guarnito di orecchie di asino. Si ronza, si ronfa, si sciama, nell’antico paese e nei suoi dintorni, in gite a dorso d’asino. Ancora la barberia. I giochi, l’erudizione, la manualità, i sapori, la barberia musicale, i filmati nel piccolo ex cinema. Ma la giornata va prendendo una china scoscesa, una china rovescia. Verso le 17.30 si scende giù dal paese, fino allo scalo ferroviario. Una banda di falsi mariachi e la banda russa si danno il cambio a onorare l’arrivo del mezzo a rotaie con una selva di note… È il miracolo del treno che si rinnova! La vecchia linea Avellino-Rocchetta, sospesa nell’esercizio da molti anni, ruggisce a nuovo fulgore. Un altro tratto è stato ripulito quest’anno. Alle 18 il treno proveniente dalla Puglia, dalla metafisica stazione di Rocchetta, arriva. Si sale sopra e tutti insieme si va alla grande stazione dismessa di Conza- Cairano- Andretta. Il paesaggio di frontiera non può essere più suggestivo. Si scende. Una colonna di cavalieri accompagna il treno e il pubblico. Cerimonie, coccarde. In ogni rivoluzione c’è stato un treno e una bandiera. Farinelli direttore della Cineteca di Bologna ce lo illustra col racconto e con le immagini, dal grande patrimonio della rivoluzione nell’arte del cinema. Uno studente ci racconta la storia della linea. Sui treni un gruppo teatrale anima le corse, non trascurando di leggere e diffondere Giustino Fortunato e la sua potente descrizione della valle dell’Ofanto.

Infine sul palco della stazione, una specie di palchetto della ferrovia amazzonica, per arringare la folla, l’artista minotauro, il follemente genio, sconosciuto in Italia e anche nel suo paese, dove però molti si sono appassionati a questi video postati su Youtube. Il toro Raul e il tutto il resto. Con le punta delle corna sciabola i piatti. È un vortice, è un toro nell’arena di polvere. È semplicemente Vurro!

Scansatevi.

Segue un combattimento di musica al rovescio, due giganti del campo, un set di Daniele Sepe che rilegge classici di rivoluzioni di ogni latitudine in maniera sponzante, dissonante e dinamitarda. La sua maniera.

Verso la mezzanotte le navette riportano a Calitri, dove intanto è stata grande festa da ballo con Tonuccio B-Folk Band. Successo e divertimento assicurato.

Si rientra nel paese e ci si riversa nelle grotte come nel paradiso in un memorabile passaggio di on the road, febbricitanti non si riesce a dire altro che… Dove? Dove? …Dove?

E così tutti noi. In una troviamo Cinaski che scrive poesie, in un’altra un cantore, in un’altra la mastra calligrafa, in una Victor Herrero che regala set acustici a non più di trenta persone alla volta.

E intanto il sangue gira e conosce.

A tarda sera, verso le due, si scende il sentiero della cupa. Con i suoi specchi e i sui tranelli. Si scende fino al fiume Cortino e poi con calma si segue l’istruttore per andare dove dobbiamo andare.

Là sotto è la sfida delle sfide. Dischi girati al rovescio e poi i due thereministi geni, a darsi battaglia. Fino a quando non compare sotto il cranio osseo del fantoccio della cupa, la mole di minotauro di Vurro, la sua testa – cranio di vacca. Allora sì che i dischi cominciano a girare in senso antiorario.

E anche gli spettri se la danno a gambe.

(All’alba a soffiare via inquietudini un concerto sul vento… Può il vento esistere… E viene suonato da Fabio Mina)

E fu mattina. Di nuovo.

Quinto giorno

E di nuovo le lezioni nell’ultimo giorno. Quello in cui si rilascia il timbro sul libretto. E si diventa solidali compagni di ammutinamento alla scuola. Si salta il corso e si finisce diritto dal barbiere Sicuranza come fosse di Siviglia!

La giornata passa tra molte e molte imprese. E poi è ancora la sera.

Tutta la piazza è guarnita, addobbata da parata. La grande Parata del 17. Il pubblico agita le mille bandiere totalitariste di Sponz 17… E urla ritmicamente: “Kontrè! Kontrè!”. Tutto è gigantesco. Una grande forza popolare rivoluzionaria è convenuta da ogni luogo a intasare il paese in ogni sua parte. A dispetto delle imposizioni del terrore, manifesta e pratica la gioia, vero sentimento rovesciato dello spirito dei tempi.

Il concerto va a celebrare tanto il mondo al rovescio che la rivoluzione.

Si parte alle 21. Vengono tenuti gli onori di casa. È il gruppo buonanotte, la fanfara Dobranotch, esegue subito il pezzo finale, quello del “guidate con prudenza e buonanotte” appunto. Il gran ballabile da veglione. Ritmi potenti russizzano la piazza. Poi è la volta della celebrazione del rovescio, con il cantante che sa cantare al contrario e il funambolo della parola. Infine la banda del casino organizzato, il cineasta Emir Kusturica, i cui primi film rimandano paesaggisticamente esattamente a questi luoghi, come i reperti illirici delle tombe più antiche sulle coste di Cairano. Attacca il suo concerto con la The No Smoking Orkestra, celebre nel mondo per il suo punk circense… Punk e circenses!!! Questo daremo in pasto al popolo ululante, fino all’ultimo giro di ballo coi padroni di casa locali, per cadere a terra stroncati dall’Accidente. Sponzati come il baccalà.

E dopo, come li pacci… Tutti si riversano nel paese vecchio, vanno a prendere l’abbraccio delle grotte. Il dedalo forsennato di volte e gradini si trasforma in un labirinto pulsante di musica e incontro. La strettezza delle strade obbliga allo scontro fisico, all’urto, all’abbraccio, all’inciampo. La grande frana collettiva si solleva in un ultimo sussulto per arrivare alla luce dell’alba sulla terrazza ventosa del borgo castello. Da lì, al rinnovare del giorno, il tributo all’angelo con un’ala sola, che 20 anni fa esatti si disperdeva nel cielo lasciandoci orfani della Grazia, il divino Jeff Buckley, evocato dalla impressionante voce di Alessio Franchini (e Gary Lucas, che di quel disco di grazia fu coautore).

Si dispersero infine tutti come scintille di braci… E nulla più si seppe di loro.

Ultimo giorno

Fino a che verso il tramonto si ritrovarono come falene abbagliate in altra rupe, in altro loco… Loco antichissimo dove Virgilio pose le bocche dell’Ade: la Mefite.

Luogo di culti antichissimi e di esalazioni a volte mortali.

Il coro dei cittadini segue l’officiante. Il teatro delle Albe porta i versi dell’Inferno a queste bocche virgiliane di accesso al mondo di sotto… I versi danteschi sollevati dai cori, come in una grande messa laica… La Mefite intanto esala altri respiri. Vuole compagnia e chiama al suo infero. La seguono uccelli, animali che incauti hanno raso il suo pelo del suolo.

Il coro si leva possente fino all’ultimo canto, quello di Lucifero inchiodato nel ghiaccio…

Una euforia contagiosa prende tutti a quel punto, quella di essere scampati alla morte. Ci si incammina verso l’antica abbazia scoperchiata… Al Goleto! Al Goleto! … Si sparge la voce e l’ordine. Ci si affolla, si spinge!

Nell’abbazia lo stuolo di monaci ha introdotto un asino in chiesa. Vi hanno messo in groppa coi paramenti vescovili un bambino e intanto vescovo e sindaco spazzano il pavimento mentre una teoria di suonatori, usciti come da un quadro di Bosch, sovvertono l’ordine delle cose aizzando la festa dei folli. È il gran rovesciamento finale. Gli ultimi saranno i primi, se i primi gli hanno lasciato qualche cosa!

Attenzione a quello che desiderate, capace che poi si avvera!

Ecco avverato dunque il desiderio di rovesciare il mondo. Fare dello studio una cosa che non annoia ma diverte. Fare della necessità un balocco. Fare della morte vita. Sponzarci, imbevuti di nuovo sapere, fino alla fine dell’ultimo giorno, e che, una volta usciti da questa settimana di ri-creazione, sia davvero un nuovo inizio.