Presentazione in rete di Sponz Fest 19. Sottaterra.

Presentazione in rete di Sponz Fest 19. Sottaterra.

1 agosto 2019. Presentazione in rete di Sponz Fest 19. Sottaterra.

(da una grotta, come minatori nella pestilenza)  

 

Questi dell’alta Irpinia sono luoghi di frontiera, dove è il paesaggio, naturale e umano a parlare. Un luogo dove ogni mattina si rinnova la creazione del mondo. C’è anche un mondo del sottosuolo fatto di grotte, cunicoli caverne , scavate dall’uomo da millenni per trovare riparo. E qui abbiamo deciso di rifugiarci per questo Sponz Fest : SOTTATERRA.  Quando i tempi si fanno duri, quando le minacce si fanno più cupe, allora bisogna ritirarsi e fortificarsi per venire nuovamente alla luce. Incubare e risorgere. Come diceva Dimitri Karamazov:

«E allora noi, uomini del sottosuolo, intoneremo dalle viscere della terra un tragico inno a Dio che dà la gioia!»

Gio- gio- ia!

Sottaterra è la cura. Il luogo delle radici, del riparo, della fertilità sotterranea “underground”. Della conservazione, della memoria, del sottosuolo. E allora ronzeremo come api laboriose nel cervello architettonico  dell’antico centro storico di Calitri e degli altri paesi affiliati.  Ci capiterà di incontrare come un  Mucchio Salvaggio in movimento, fuori o dentro le grotte  un gruppo di musicisti, cantatori e suonatori , corpo vivo e ambulante del Fest. Che suonano il rebetiko, la ranchera mariachi, la tarantella a batticulo , la frontiera del Texas , la serenata e l’ingiuriata, il flamenco e la baciata. La morte di Carnevale e il magro delle cenere. Il cinema all’aperto da portarsi la sedia da casa.  E poi pensatori della libera università per ripetenti.  Un centro storico come un cervello ronzante per sfuggire la dittatura della semplificazione e provare l’ebrezza della complessità . E poi il cibo, preparato manualmente e collettivamente, condito con la gioia della comunanza. E gli alimenti intraterrestri, perché le radici  non sono solo culturali , ma vanno anche assunte in corpo. Vanno mangiate e restituite all’uso!   E senza plastica ! perché la terra a cui saremo restituiti è materia vivente. Concimiamola di noi !

Ma Sottaterra si va anche in tempi di peste. Come nei momenti di pestilenza, il lazzaretto, il luogo di cura o di detenzione, sarà ubicato fuori dalle mura cittadine sulla collina di Gagliano in contrada detta Vallone cupo.  Li si svolgeranno le serate di SPONZ PEST.

Alle pestilenze contemporanee sono dedicati i tre grandi concerti a cui andremo muniti di mascherine per immunizzarci dalle infezioni contemporanee: lo streptococco dell’indifferenza, l’epidemia della paura del diverso, la tubercolosi del silenzio, il virus dell’individualismo collettivo.

La Peste è pestilenza morale, devastazione del senso di comunità, rottura dei legami sociali, caccia all’untore, capro espiatorio, speculazione sulla paura del contagio, ma anche come in Artaud,  liberazione e azzeramento delle regola.

Il primo che ha cantato ‘a Pest, Enzo Avitabile che viene   con i bottari e le bestie di fuoco, il carro e il porco che scoppia.        

E poi la grande ‘mascarata: perché la peste si presenta in maschera, mette a nudo l’uomo dalla maschera delle convenzioni sociali, in quella specie di carnevale al rovescio che è la Morte. La peste viaggia sul web che è  anche il luogo degli infingimenti, della proiezione e moltiplicazione delle personalità. Viaggia  nel suono dell’epoca : l’auto tune che maschera e intona artificialmente la voce. Voci mascherate anche in volto, e poi voci che si fingono altre voci .

Questa è la serata di Trap , Pest e altre Dannazioni.

E infine  il concerto del sabato per uomini e pesti , come si dice qui … a strur’ … da finire sponzati e sotterrati.  E infatti la domenica andiamo appunto al banchetto funebre.

Il pianto rituale è  purificazione, portare a metro il lutto, mondare, ricomporre un ordine nella perdita. La lamentazione rituale, rigenerante che soppianta la lamentela e porta alla resurrezione. E questo è il terzo fuoco dell’edizione : un progetto che mette in collaborazione sotterranea le terre di Irpinia, Calabria e Lucania, in una unica Trenodia.

 

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